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Presentazione a cura di Marisa Vescovo
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Intervista Gasparoni (1340kb)
Intervista Artista (507kb)
Intervista Vescovo (1220kb)

MIKHAYLOV VIACHESLAV
Architetture di colore

dal 27 gennaio 2005 al 19 marzo 2005
inagurazione il Giovedì 27 gennaio ore 17.00

Per Info
Tel/Fax: 051/2961094
Email:info@designarts.it


Con la personale dal titolo “Architetture di colore” Design Art’s Gallery presenta
un gruppo di ventuno dipinti ad olio di grandi e piccole dimensioni dell’artista russo Mikhaylov Viacheslav,
eseguite appositamente per questa occasione qualche tempo fa a Bologna e pertanto totalmente inedite per critica e pubblico.
L’artista dipinge a memoria, partendo da stimoli visivi catturati sui muri,
sulle architetture -sempre di sapore nettamente mediterraneo - nei giardini, sulle colline, trasformando lampi di colore e di forma in una iconografia astratta, ma con lunghe radici nel mondo organico.
E’ su questa soglia di passaggio, che sta tra ricordo e materia da trasformare, che si determina il confine tra due realtà, tra la presenza fisica dell’immagine e l’elaborazione mentale del ricordo, che si stratificano sulla tela, con un potente pathos e grande sensibilità cromatica, tutte le tonalità dei colori di Viacheslav: i bianchi abbaglianti, gli ocra pastosi, i verdi cangianti, i blu matissiani, i bruni legnosi, i rossi di fuoco e di lava. Le zone cromatiche si dispongono su una superficie strutturata architettonicamente, che raccoglie una pluralità di sensi, non solo la vista, ma anche l’olfatto, e il tatto vengono stimolati.
E’ un SENTIRE oltre che un vedere. L’ampio spettro di colori del Maestro russo, come per il suo conterraneo Rothko, riflette soprattutto lo stato d’animo, le emozioni e le inquietudini. Nei quadri così esplicitamente materici di Viacheslav si può sempre leggere una nitida trama spaziale: ma questa struttura non è data “priori” come uno schema, ma viene individuata e messa a nudo proprio con il tormento che si infligge alla materia. Il segno che percorre le partiture cromatiche non trascende la materia, vi si imprime con una connotazione indelebile, la inchioda al suo essere materia, realtà fisica, realtà che si fa riconoscere per la sia desolata assenza di esseri umani. Anche visti a distanza questi quadri si capiscono con solenne semplicità, ma se ci accostiamo, notiamo un ricca presenza di effetti che si individuano in lacerazioni, suture, sventramenti, contrasti di superficie e di rilievo, zone terrose, con escrescenze e contrazioni, macerie riarse, trattenute dalla voracità gioiosa della materia.